Categories: Salute&Benessere

Amazon scende in campo sulla raccolta dei dati sanitari ma il tema dovrebbe interessare l’UE

ROMA – Amazon HealthLake è la unit del colosso americano del commercio elettronico che è sceso in campo anche nel settore sanitario. Il servizio HIPAA (Health Insurance Portability and Accountability Act) è il servizio che consente agli operatori sanitari, alle compagnie di assicurazione sanitaria e alle aziende farmaceutiche di archiviare, trasformare, interrogare e analizzare i dati sanitari su scala petabyte, ossia l’unità di misura della quantità di dati raccolti intorno ad un evento clinico.
E’ questa la sfida che doveva essere raccolta già da tempo dalle organizzazioni sanitarie mondiali ma la pandemia da Covid ne ha sottolineato i ritardi. Ed è in questi ritardi che i grandi gruppi dell’informatica e dell’intelligenza artificiale vanno ad occupare spazi rilevanti.
I dati sanitari sono spesso incompleti e incoerenti e spesso non sono strutturati, con informazioni contenute in note cliniche, rapporti di laboratorio, richieste di risarcimento, immagini mediche, conversazioni registrate e dati di serie temporali (ad esempio, ECG cardiaco o tracce EEG cerebrali) in diversi formati e sistemi. Ogni fornitore di assistenza sanitaria, pagatore e azienda di scienze della vita sta cercando di risolvere il problema della strutturazione dei dati, perché se lo fanno, possono prendere decisioni migliori in materia di supporto ai pazienti, progettare studi clinici migliori e operare in modo più efficiente. “L’accesso veloce ai dati – spiega Antonio Scala, ricercatore del Cnr e presidente di Big Data in Health – permetterebbe di affiancare alla sperimentazione clinica un virtual lab in cui fare test preliminari su ipotesi cliniche analizzando anche emergenze in corso. Basti pensare a quello che stiamo vivendo in queste ore circa la sospensione del vaccino di AstraZeneca in attesa delle analisi incrociate da parte dell’Ema sui casi clinici riscontrati”.
Nella mission aziendale di Amazon HealthLake, probabilmente c’è proprio questo obiettivo: organizzare, indicizzare e strutturare le informazioni sui pazienti per fornire una visione completa della salute dei singoli pazienti e dell’intera popolazione di pazienti in modo sicuro, conforme e verificabile. Operazione interessante ma che dovrebbe vedere impegnati i Ministeri della Salute dei paesi membri, tanto per fare un’ipotesi, e non una piattaforma commerciale perché si aprirebbe una falla nella protezione di dati sensibili.

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