MOSCA – “La guerra in Ucraina ha fatto emergere la pericolosità della nostra dipendenza dal gas russo. L’Italia si è mossa con la massima celerità per diversificare le forniture (…). Il Sud è centrale”,anche per lo sviluppo delle rinnovabili. Così il premier Draghi a “Verso sud”, il forum promosso dalla ministra Carfagna.
Ma, intanto, nella lista di Gazprombank ci sarebbero 10 paesi che avrebbero aperto un conto in rubli per evitare di finire a secco di approvvigionamento di gas russo. Tra questi compiono anche l’Ungheria, la Germania e la stessa Italia. Lo scorso 11 maggio, dopo una interruzione verso Gazprom Germania e la polacca EuRoPol Gap, si è tornato a pompare gas. Evidentemente i due paesi si sono trovati costretti a rivedere la loro posizione di allineamento della scelta europeista di non accendere conti bancari in rubli.
Dal canto suo il governo del Cremlino ha portato avanti un’operazione finanziaria con l’acquisto da parte della russa Lukoil, di più di 400 stazioni di servizio dalla britannica Shell e le ripercussioni di questo acquisto si vedranno anche in Italia con le stazioni del gruppo collocate in Sicilia. Ma è critica invece la situazione dei trasporti in Russia per via della decisione della Siemens di terminare le operazioni sul territorio russo mettendo in crisi la Sapsan, la compagnia di treni che collegano Mosca e San Pietroburgo che sono forniti e serviti dalla Siemens.
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