BIRMANIA – “Sono inorridito per le notizie di un attacco contro i civili nello Stato di Kayah in Myanmar il 24 dicembre”. Lo ha detto il sottosegretario generale dell’Onu per gli affari umanitari Martin Griffiths. “Notizie credibili parlano di almeno 35 persone, fra cui anche un bambino, costrette a scendere dai loro veicoli, uccise e bruciate”, afferma Griffiths confermando che “due operatori di Save the Children restano dispersi” e che “i loro veicoli privati sono stati attaccati e bruciati”.
Il 25 dicembre, in un comunicato Save the Children ha condannato l’attacco dell’esercito birmano in cui almeno 38 persone, tra cui donne e bambini, sono state uccise nello stato di Kayah, nel Myanmar orientale.
“Due membri del nostro staff – si legge nel comunicato – che stavano tornando in ufficio dopo aver svolto un lavoro di risposta umanitaria in una comunità vicina, sono rimasti coinvolti nell’incidente e risultano dispersi. Abbiamo la conferma che il loro veicolo privato è stato attaccato e bruciato. Secondo quanto riferito, i militari hanno costretto le persone a lasciare le loro auto, arrestandone alcune, uccidendone altre e bruciando i loro corpi. Inger Ashing, amministratore delegato di Save the Children, ha dichiarato: “Save the Children condanna questo attacco come una violazione del diritto internazionale umanitario. Siamo inorriditi dalle violenze perpetrate contro civili innocenti e il nostro personale, che è impegnato in attività umanitarie, sostenendo milioni di bambini bisognosi in tutto il Myanmar. Le indagini sulla natura dell’incidente continuano, ma gli attacchi contro gli operatori umanitari non possono essere tollerati”. Ma intanto non sono stati resi i nomi dei due operatori di Save The Children dispersi.
Save the Children lavora in Myanmar dal 1995, fornendo programmi salvavita di salute e nutrizione, istruzione e protezione dell’infanzia. Ora sono state temporaneamente sospese le operazioni a Kayah Chin e parti di Magway e Kayin a seguito di questo incidente.
In questo clima di tensione, intanto, è stata rinviata la sentenza dell’ex leader del Myanmar, ora agli arresti domiciliari, San Suu Kyi. I giudici della giunta militare del Myanmar hanno rinviato al 10 gennaio la sentenza contro la ex presidente deposta con un golpe lo scorso febbraio.
Al processo, uno dei tanti intentati contro di lei, la ex leader birmana è accusata di importazione e possesso di walkie-talkie illegali e di altri reati dettati, secondo molti osservatori neutrali, esclusivamente da ragioni politiche. Rischia oltre 100 anni di carcere.
NAPOLI - Il 2025 è stato dichiarato dalle Nazioni Unite come l’anno delle Scienze Quantistiche…
MADRID - La Spagna è diventata un mercato di grande rilevanza per la crescita di…
LECCE - Materiali sostenibili e fatti per durare all’aperto i trend dell’outdoor living che caratterizzano…
UCRAINA - Un nuovo attacco russo con droni a Kryvyi Rih ha ucciso una persona…
ROMA - La Banca d'Italia taglia le stime sul Pil per effetto "dell'inasprimento delle politiche…
VERONA - Al Vinitaly 2025 che apre domani a Fiera Verona, l’azienda vinicola della famiglia…
PRIMAPRESS S.r.l. - Sede Legale: Lungotevere dei Mellini, 7 - 00193 ROMA
P.Iva: 15275681003
Agenzia Stampa Nazionale Online e Radiofonica
Testata Giornalistica iscritta al Tribunale di Roma n.138/2019 del 24/10/2019
Direttore Responsabile: Paolo Picone