ROMA – Chi si è meravigliato che il prestito richiesto dal gruppo automobilistico FCA (Fiat-Chrysler) diventasse un caso politico, probabilmente vive in un mondo fuori dal reale. E’ chiaro che nella distribuzione di danaro pubblico preso in prestito ogni dispersione pesa come un macigno. Solo ieri sera il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri si è affrettato a dire che a fronte di un prestito sino a 6,3 mld di euro, il gruppo con sede a Londra e in Olanda dovrà presentare diverse garanzie. “Si tratta di un prestito, non di un regalo”. Affermazione scontata che avrebbe chiesto sin dall’inizio una precisazione delle motivazioni forti per l’erogazione del prestito attraverso la cassa di Sace. A cominciare dalle delocalizzazioni e della conservazione dei posti di lavoro e senza far ricorso alla Cassa Integrazione.
Anche l’opposizione sembra turarsi il naso nell’operazione purché non si perdano posti di lavoro. Posizioni, dunque, ragionevoli sia di Matteo Salvini che Meloni. La questione però che resta sul tavolo e di avere una visione di insieme di soldi erogati a sostegno di aziende (e quali) per comprendere se c’è un piano organico di sviluppo per il sistema paese. Insomma qualcosa in più di interventi difficilmente inanellabili per un piano anti-crisi per l’Italia.
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