BOLZANO – Il caso del corridore bolzanino Alex Schwazer non accenna ad essere concluso. L’atleta, insieme al suo allenatore Sandro Donati e ai legali, ha iniziato una causa che ha portato, pochi giorni fa, all’archiviazione sotto l’aspetto penale da parte del Gip del Tribunale di Bolzano, perché “il fatto non sussiste”. Nell’ordinanza di archiviazione di 87 pagine, il giudice ha ritenuto che “i campioni di urina prelevati ad Alex Schwazer l’1.01.2016 siano stati alterati allo scopo di risultare positivi” e denunciato il sistema “autoreferenziale sistema da parte di Wada e Iaaf che non tollerano affatto controlli dall’esterno e pronte a tutto per impedirlo, al punto da produrre dichiarazioni false e porre in essere frodi processuali”.
La sentenza di Bolzano ha irritato fortemente l’Agenzia mondiale antidoping interpretandola come una “lesa maestà” delle decisioni prese dalla stessa agenzia.
“In questi giorni – sostiene l’avvocato Gerhard Brandstaetter che difende l’atleta sin dal 2016 quando i fatti sono accaduti – stiamo valutando la strada da percorrere, presenteremo ancora istanza alla Corte federale svizzera e anche alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo dove, però, i tempi si prospettano lunghi – ha aggiunto Brandstaetter – nel contempo investiremo il Comitato Olimpico Internazionale che è ente supremo e per questo chiederemo un suo intervento”.
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