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Cop29 alle battute finali a Baku per il documento programmatico sul futuro del clima

BAKU (AZERBAIGIAN) – La presidenza di Cop29 ha annunciato che in queste ore è stata diffusa una bozza di quello che dovrà essere il documento finale ratificato da tutti i rappresentanti dei paesi presenti al summit di Baku.
Gli obiettivi sono di arginare, contrastare, fermare, il cambiamento climatico.
La bozza porrà delle indicazioni che partono dalla cifra da destinare alla finanza climatica anche se le posizioni appaiono ancora distanti, lo stesso vale anche per i criteri che dovranno gestire questi flussi di denaro. La bozza di accordo finale pubblicata dall’Unfccc include infatti due opzioni. Una che rispecchia la posizione dei paesi in via di sviluppo e una che rispecchia quella dei paesi sviluppati. Un segnale piuttosto chiaro del fatto che ancora non è stata trovata una sintesi in grado di mettere tutti d’accordo. La differenza più sostanziale tra le due opzioni riguarda la composizione del fondo: da una parte chi spinge per avere più contributi pubblici a fondo perduto. Dall’altra chi chiede di prevedere anche prestiti e altre forme di finanziamento.

Gli indirizzi racchiusi nella bozza che dovrà essere il documento finale mostrano una posizione dei paesi in via di sviluppo, una categoria in cui rientra anche la Cina. La loro richiesta è chiara. Il nuovo fondo di aiuti ai paesi vulnerabili deve essere composto da «contributi pubblici a fondo perduto o equivalenti» (in inglese, «grants»), che non creino ulteriore debito. Il testo prevede che il fondo duri dal 2025 al 2035 e che fornisca ogni anno una cifra ancora da stabilire ma comunque nell’ordine dei trilioni di dollari.
C’è poi l’altra soluzione: quella ispirata alla posizione dei paesi più ricchi, quelli chiamati ad aprire il portafoglio per aiutare chi è in difficoltà. Anche in questo caso si parla di aumentare l’obiettivo per arrivare a un fondo da trilioni di dollari, ma si prevede che questo aumento comprenda «tutte le fonti di finanziamento, comprese risorse domestiche». Il testo non chiede esplicitamente che anche i paesi emergenti come la Cina diventino donatori. Ma scrive genericamente che «l’investimento in crescita a questo livello richiederà l’ambizione, la partnership e la cooperazione fra tutti gli attori del panorama finanziario e politico”.

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