MILANO- Oltre duemila le adesioni al presidio “L’unica malattia è l’omofobia”, promosso dal movimento laico “I sentinelli di Milano”, in programma sabato scorso contro il convegno “Difendere la famiglia per difendere la comunità”, travolto da una marea di polemiche per la sua natura omofoba.
Il portavoce dei “sentinelli”, Luca Paladini, aveva invitato il sindaco Giuliano Pisapia a partecipare al presidio, per testimoniare che a Milano “c’è un’idea inclusiva di società”.
Il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, ha voluto invece smorzare i toni della vicenda, commentando la querelle con “una polemica basata sul nulla”, senza togliere il logo Expo dalla locandina sul convegno della famiglia naturale in programma proprio a Palazzo Lombardia.
Come già preannunciato, l’Anddos (la più grande associazione contro le discriminazioni da orientamento sessuale con 115.000 iscritti in tutta Italia) ha aderito al presidio, manifestando con i suoi associati insieme agli altri partecipanti: le associazioni LGBTQI sono state pronte a far sentire forte la propria voce, la propria protesta sui diritti civili.
Si è iniziato con un minuto di raccoglimento per commemorare tutte le vittime di omofobia e trans fobia in una piazza che ha rivendicato uguali diritti fuori il Palazzo impegnato invece a ribadire privilegi solo alla famiglia tradizionale.
“Riteniamo che in presenza di un convegno certamente intriso di ideologia e dalle dubbie posizioni scientifiche come quello organizzato dalla Regione Lombardia con il logo Expo – afferma il presidente nazionale Marco Canale di ANDDOS – era necessario far sentire un’altra voce, quella di chi difende le famiglie tutte, omosessuali ed eterosessuali, le persone single, e tutte quelle convivenze fondate su vincoli affettivi che sono purtroppo ancora prive di riconoscimento nel nostro Paese. Come Associazione Anddos abbiamo già chiesto un incontro al commissario Sala per rappresentare al meglio le istanze dei propri oltre 115.000 iscritti, di cui oltre 30.000 nel milanese. Vogliamo metterci a disposizione per passare da una necessaria fase di contestazione a quella altrettanto indispensabile della proposta, consapevoli del fatto che sia fondamentale correggere la cattiva immagine che il nostro Paese ha dato all’estero mediante un uso a senso unico fatto del marchio Expo”.
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