WASHINGTON- Per il partito Democratico americano è partita già la resa dei conti sulla sconfitta di Kamala Harris. La vicepresidente di Joe Biden, ieri pomeriggio ha cercato di rassicurare i suoi sostenitori che, nonostante non abbiano vinto le elezioni presidenziali degli Stati Uniti quest’anno, la lotta è tutt’altro che finita. Parole dette con il viso visibilmente tirato e senza il sorriso che aveva caratterizzato la campagna.
“Il risultato delle elezioni non è quello che volevamo, non è quello per cui abbiamo combattuto, non è quello per cui abbiamo votato”, ha detto in un discorso di ammissione a una folla di studenti e sostenitori alla Howard University di Washington, DC, la sua alma mater. list
“Ascoltatemi quando dico che la luce della promessa dell’America brillerà sempre finché non ci arrenderemo mai e finché continueremo a combattere”.
Il suo discorso di mercoledì pomeriggio è stata la prima volta che Harris ha parlato ai suoi sostenitori da quando il candidato repubblicano Donald Trump ha vinto la corsa.
Molti avevano aspettato fuori in lacrime nel cortile dell’università martedì sera mentre si svolgevano le elezioni. Ma un discorso previsto a tarda notte non si è mai materializzato: il suo direttore della campagna è uscito per dire loro che Harris avrebbe aspettato fino a quando non fossero arrivati altri risultati. Ma ora la questione riguarda tutto il Democratic Party dove le accuse verso Biden si fanno sempre più consistenti: dal ritardo a cui ha rinunciato ad un suo altro mandato sino ad una politica di continuità con la vice Harris che aveva fatto storcere il naso all’ex presidente Barack Obama. E poi i temi troppo fragili della campagna dei blu troppi fragili rispetto a temi forti di economia, immigrazione e conflitti posti dal concorrente Trump. E tutto sommato ci si è accorti che forse non era il momento per una presidenza in rosa.
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