ROMA – Il futuro del Made in Italy è in mano agli stilisti? Nient’affatto; o almeno, non solo a loro. Nei prossimi anni le aziende del lusso si rivolgeranno sempre più a quello che sin dalle origini è stato il fiore all’occhiello della moda italiana rendendola unica nel mondo: l’alto artigianato. Secondo Gabriela Di Mase , Process&product manager di Articolo1, attualmente “le professioni pi ù richieste nel settore moda sono quelle legate a competenze molto specifiche, oggi difficili da trovare: modellistica, prototipia e lavorazione dei materiali per citarne alcune. E’ da queste che il Made in Italy trae la sua forza” ha dichiarato al workshop di riapertura del ciclo di seminari I Professionisti della Moda che si è tenuto giovedì scorso all’Università La Sapienza sul tema ‘La moda al lavoro: competere specializzandosi’ , con la partecipazione, tra gli altri, di Lorenzo Tagliavanti, Vicepresidente della Camera di Commercio di Roma, Andrea Mondello, Presidente di Tecnopolo spa, Alessandra Mattei Gentili, della Delegazione Lazio di AIDDA ( Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti D’Azienda) e Rita Airaghi, Presidente della Fondazione Ferré. Per Tagliavanti la chiave del riposizionamento della moda italiana sta nel recupero del ‘saper fare’, di quella “alta artigianalità che ci ha reso unici a livello globale”, imparando finalmente a “puntare sulla tecnologia e sulla ricerca ” per alimentare “un filone che è ancora vivo” e creare nuovi posti di lavoro. Un settore che secondo Mondello “ha delle prospettive di crescita fortissime ed è uno dei pochi in Italia in grado di risollevarci dalla crisi nel prossimi anni, attraverso lo studio della qualità e lo sviluppo della ricerca”. Non a caso, come ha fatto notare Mattei Gentili, “in tutta Italia ci sono aziende anche piccole talmente eccellenti nel proprio settore che non hanno competitor a livello globale e producono per grandi marchi del lusso stranieri come Hermès e Dior. La qualità di prodotto che c’è Italia non si trova da nessun’altra parte , e in gran parte è merito dei nostri artigiani”. Ben venga quindi che i giovani, oltre a interessarsi al lato creativo e a quello manageriale, tornino a dedicarsi a quelle tradizioni squisitamente manuali che richiedono un certo livello di perizia, “imparando allo stesso tempo ad adattarsi alle esigenze di diversi paesi e mercati” come ha aggiunto Di Mase. In occasione dell’incontro è stato inaugurato il primo master in Fashion Studies dell’Università La Sapienza , diretto da Alessandro Saggioro e volto a fornire una preparazione specifica nella comunicazione e nel giornalismo di moda. Tra i partner sostenitori del progetto attraverso borse di studio si annoveranoAltaroma, Camera di Commercio, AIDDA, la Fondazione Ferré, ISKO, Articolo1 e Havas Media, questi ultimi tre partner inoltre del ciclo de I Professionisti della Moda. Progetti molto utili alla promozione della moda secondo Rita Airaghi, che ha concluso consigliando ai giovani di “essere sempre curiosi e cercare di ‘rubare’ il mestiere ai più esperti, osservando cosa fanno ” per garantire la continuità di quell’eccellenza artigianale che rende il Made in Italy unico e insostituibile.
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