ROMA – Considerare l’Intelligenza Artificiale come una forza da regolamentare e non come una minaccia da cui proteggersi. È questo quanto emerso dal convegno che si è tenuto oggi presso la Sala Spadolini del Ministero della Cultura su “Intelligenza Artificiale: creatività, etica, diritto e mercato” promosso dalla Sottosegretaria al MiC, Lucia Borgonzoni. C’è stato un filo conduttore che ha legato i 32 interventi che si sono susseguiti sul palco del ministero di via del Collegio Romano: un Paese con un patrimonio culturale tanto vasto quanto quello dell’Italia, il riconoscimento della creatività umana è prioritario e non può essere sostituito dall’IA. È essenziale, quindi, stabilire una distinzione chiara tra l’inventiva dell’uomo e quella delle macchine. Gestire, dunque, l’Intelligenza Artificiale come un strumento di modernizzazione capace di esaltare obiettivi in qualsiasi settore delle competenze umane: dal settore audiovisivo, artistico, musicale, ma non solo, si sono riuniti per stabilire quali prospettive potrebbero aprirsi davanti a questa nuova applicazione. Uno dei temi caratterizzanti del convegno è stato quello sul diritto d’autore che sicuramente andrà rivisto con la diffusione sempre più ampia dell’IA ma che non potrà prescindere dalle sensibilità di una ricerca di un testo o di un’emozione nel testo di una canzone, di un reportage giornalistico o di un’espressione cinematografica.
“Con un primato di indiscutibile valore qual è quello di cui può fregiarsi nel campo della cultura e delle arti, l’Italia – ha affermato il Sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni, con delega a diritto d’autore e imprese culturali e creative – saprà occupare una posizione centrale nella discussione attorno alle opportunità e alle sfide lanciate dall’uso dell’intelligenza artificiale generativa nel campo delle industrie creative, che si sta consumando a livello globale ai più alti tavoli istituzionali. Proprio qui dove ogni giorno lavoriamo per tutelare il nostro immenso patrimonio, i più grandi esperti delle materie coinvolte nel dibattito sono stati chiamati a raccontare, ciascuno per le proprie competenze, in che modo le nuove intelligenze artificiali abbiano già permeato la quotidianità e quali orizzonti e quali prospettive potrebbero aprirsi ad un’applicazione senza disciplina né limiti prestabiliti.
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