LONDRA – C’è una querelle in atto tra il governo britannico e il management di Netflix. Il motivo? La serie televisiva The Crownn ambientato tra le mura della Casa Reale inglese. I personaggi drammatizzati hanno, però innescato molte polemiche perché si avvicinano a persone e fatti riconducibili ai reali.
Stavolta è stato il segretario alla cultura, John Whittingdale, a dire che “sarebbe bene” che Netflix avvertisse i telespettatori che la serie, sebbene ancorata a eventi reali, è una drammatizzazione basata su “speculazioni” attorno fatti storici. “Buona parte (della serie) racconta per esempio le conversazioni tra Sua Maestà la regina (Elisabetta II) e sua sorella, la principessa Margaret. Non credo che Netflix stesse nella stanza in quel momento, così inevitabilmente è una drammatizzazione”, ha sottolineato Whittingdale, dinanzi a una commissione della Camera dei Comuni. Quello che va in scena dunque è la speculazione e l’immaginazione di Piter Morgan (il brillante sceneggiatore della serie, ndr) su ciò che potrebbe essere accaduto”.
La serie racconta episodi di vita molto noti di The Firm, la Famiglia Reale le cui gesta vengono seguite passo passo dai tabloid britannici; ma le immerge in atmosfere e correda di conversazioni, discussioni, a volte liti, che non fanno parte certamente della ‘vulgata’. Ecco perchè in molti si sono chiesti da dove gli sceneggiatori abbiano attinto il materiale e quanto il racconto possa essere veritiero soprattutto quando si tratta di eventi che hanno molto appassionato il pubblico come il tumultuoso divorzio di Carlo e Diana, il tortuoso amore tra il principe del Galles e Camilla o le avventure della principessa Margaret. Proprio l’ultima serie di ‘The Crown’ -che narra gli anni che vanno dal governo di Margaret Thatcher fino al matrimonio di Carlo e Diana, con il resoconto dettagliato del pressing di Lord Mountbatten perchè il principe non sposasse Camilla Shand (ora sua moglie) perchè avrebbe portato “disonore e rovina” sulla famiglia- ha suscitato molti interrogativi sull’accuratezza di ciò che racconta.
Il mese scorso il ministro della cultura, Oliver Dowden, aveva sentito il bisogno di scrivere una lettera alla casa di produzione statunitense per chiedere che si introducesse un allerta esplicito a indicare che si tratta di un lavoro di finzione, ma la produzione aveva respinto al mittente la richiesta. “Abbiamo sempre presentato ‘The Crown’ come una ‘fiction’ e confidiamo pienamente nel fatto che i nostri ascoltatori comprendano che è un lavoro di finzione, basato in grande misura su eventi storici. Per cui non abbiamo in programma, e non ne vediamo la necessità, di includere questo avvertimento”, aveva tagliato corto Netflix.
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