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Le 5 condizioni dell’Ue, senza Orban, per i negoziati di pace in Ucraina nel segno del “riarmo”

BRUXELLES – Le conclusioni del Consiglio europeo per la pace che si è tenuto ieri a Bruxelles hanno fissato 5 condizioni che dovranno fare da roadmap nei prossimi mesi per tentare di trovare una soluzione al conflitto tra Russia e l’Ucraina occupata. Dei 27 paesi membri dell’Ue hanno votato a favore tutto tranne l’Ungheria di Orban che si è astenuta. Tra le condizioni votate non c’è nulla che non fosse stato detto dai vari leader, anche singolarmente, nelle settimane scorse quando Trump si è posto come il peacemaker assoluto ma negoziando con l’Ucraina le “terre rare”, dove ricavare i minerali per la produzione di batterie elettriche al litio che farebbero la gioia di Elon Musk per la Tesla. Dunque tra i punti approvati c’è che nessun negoziato potrà avvenire senza l’Ucraina e l’Unione europea; che qualsiasi accordo deve essere accompagnato da garanzie di sicurezza per Kiev; e infine rispettare indipendenza, sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina. Non è riuscita a trovare una sponda forte la costituzione di un esercito europeo ma si è parlato di tuttavia di difesa comune e di “riarmo” spingendo i paesi membri ad alzare il tasso d’investimento del Pil delle singole nazioni. Ma la parola “riarmo” non è piaciuta alla premier italiana Giorgia Meloni: “Riarmo non è la parola adatta: il tema difesa riguarda materie prime e tantissimi altri domini. Stiamo dando messaggi non chiari ai cittadini”. E poi la premier prosegue: “no all’invio di soldati italiani in Ucraina. Va esteso l’articolo 5 della Nato (se un membro viene attaccato gli altri entrano in difesa, ndr), sarebbe una soluzione duratura”. E Meloni anticipa che non userà fondi di coesione per le armi e informa della proposta di “Scorporare le spese della difesa da deficit-Pil”. Poi: “Si lavora a un vertice Usa-Ue”.

Anche il presidente Mattarella è intervenuto sulla questione su una domanda dei giornalisti nel suo viaggio di Stato in Giappone: “Non sono neanche iniziati i negoziati di pace. E’ troppo presto per parlare di soluzioni future”. Così il Presidente Mattarella all’emittente giapponese NHK, rispondendo a una domanda su un eventuale invio di truppe italiane di peacekeeping in Ucraina. “E’da 3 anni che l’Italia chiede che ci si sieda a un tavolo per negoziare una pace,naturalmente duratura e giusta.Ora ci sono iniziative e speriamo vadano in porto. Naturalmente serve una soluzione che non mortifichi nessuna delle 2 par- ti e non crei un omaggio alle armi”.

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