ROMA – Che cosa succede all’informazione ed ai media in Italia? Nei cittadini cresce sempre di più un’atteggiamento scettico nei confronti dei media per l’incapacità ad assumere un ruolo centrale nel dibattito politico ed economico. In quest’ultima settimana sono intervenuti dei fatti che dovrebbero far riflette sulla crescente disintermediazione tra avvenimenti e attività critica dei media e dei loro gruppi di rappresentanza. Mettere insieme una sequenza di fatti, probabilmente aiuta a comprendere degli scenari che sfuggono ad un normale lettore. Il dibattito sull’accoglienza all’aeroporto di Silvia Romano lasciando passare impunemente messaggi di inequivocabile propaganda jihadista; il licenziamento tout court di Carlo Verdelli da Repubblica; il controverso piano editoriale dell’Ansa con conseguenti tagli annunciati; l’uscita maldestra del premier Conte nella conferenza di presentazione del Dpcm della Fase2 che al giornalista che gli chiedeva di Arcuri e della sua incapacità di gestire l’emergenza delle mascherine ha risposto “Se lei ritiene di poter far di meglio di Arcuri la terrò presente”; e poi c’è ancora il caso degli aiuti di Sace ad FCA che come ha sostenuto Carlo Calenda: “Repubblica comprata da Elkann dipinge FCA come una onlus”. E poi c’è quel cambio sospetto di direttori alla Rai mentre ci si trova in piena emergenza sanitaria.
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