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Recovery Plan: i paesi in pole-position per accedere alla quota di prefinanziamento del 13%

ROMA – Per settimane non si è più sentito parlare di Recovery Fund ma ora che la scadenza della presentazione del piano a Bruxelles, programmata del 30 aprile, si avvicina, sale nuovamente la tensione per capire quali saranno i contenuti definitivi per accedere ai fondi del Next Generation Eu da 750 miliardi. Ovviamente il passaggio dal governo Conte a quello di Draghi ha finito con il ritardare ulteriormente la consegna anche se non si tratta solo di tempi ma quanto di progetti. La bozza del vecchio piano dava più l’impressione di essere un’accozzaglia di progetti spinti dentro dalle varie regioni. Vedremo quello elaborato dal Governo Draghi. Intanto mentre l’Italia sta ancora lavorando alla sua elaborazione c’è già chi è pronto per la consegna. Spagna, Francia, Portogallo e Grecia potrebbero già inviarlo a Bruxelles la prossima settimana. Arrivare per primi non è solo appuntarsi sul petto una medaglia del “più bravo” ma la quota di prefinanziamento del 13% del totale del piano sarà distribuita dalla Commissione, sulla base dell’ordine di consegna dei piani. Arrivare per primi significa non dover prendere ancora altri soldi a debito ma disporre del “tesoretto” europeo.
Altri Paesi sono invece più in difficoltà. In particolare, Paesi Bassi e Finlandia hanno già lasciato intendere che probabilmente non saranno puntuali alla scadenza di fine mese. L’Italia, che con il governo di Mario Draghi, ha rivisto tutto il piano, è impegnata in una corsa contro il tempo. Il presidente del Consiglio ha tuttavia assicurato, nei giorni scorsi, che il Pnrr sarà pronto per il 30 aprile.
Ciò che però realmente preoccupa Bruxelles è la ratifica delle decisioni sulle risorse proprie. Senza questa, che deve avvenire in tutti i ventisette Stati membri, l’Ue non puo’ indebitarsi. E quindi addio ai 750 miliardi. Finora 17 membri hanno completato la ratifica. Ne mancano dieci: Germania, Polonia, Paesi Bassi, Finlandia, Ungheria, Austria, Romania, Estonia, Lituania e Irlanda.
GERMANIA:La ratifica è bloccata in attesa della decisione della Corte costituzionale, in seguito al ricorso di alcuni cittadini contro l’indebitamento dell’Ue. I giudici dovrebbero esprimersi entro fine mese. Per quanto riguarda invece il piano, Berlino ha avuto diversi confronti con Bruxelles perche’ c’era uno squilibrio tra riforme e investimenti.
POLONIA: La ratifica è bloccata per questioni politiche. La coalizione di governo, Destra Unita, alleanza già sotto stress, si sta lacerando proprio sul Recovery. Destra unita è formata dal partito Legge e giustizia (PiS) con altri due partiti minori, tra cui Polonia unita che è riluttante ad accettare di aumentare l’indebitamento dell’Ue e non ha alcun intenzione di partecipare al rimborso dei debiti altrui. Per uscirne, serve una nuova maggioranza oppure un ritorno alle urne.
SPAGNA: Madrid ha tutte la carte in regola. Probabilmente già la prossima settimana presenterà il suo piano a Bruxelles. La Spagna, con i 72 miliardi che dovrebbe ricevere entro il 2023, è il  primo beneficiario del Recovery per sovvenzioni, secondo se si contano anche i prestiti (dopo l’Italia) arrivano alla somma di 140 miliardi di euro.
Nel piano sono previsti 110 grandi progetti di investimenti, 102 riforme pianificate che toccano 10 aree politiche. Saranno rivisti, tra gli altri, il sistema pensionistico e il mercato del lavoro. Sara’ riformata anche la Sanità. Dovrebbe portare un aumento di due punti percentuali l’anno da qui al 2026. Al green e’ dedicato il 39% del piano; il 30% alla digitalizzazione e all’Istruzione il 18%. Piu’ di 13 miliardi di euro andranno alla mobilita’ sostenibile; oltre 4 miliardi alla banda larga e al 5G; 6,8 miliardi per ristrutturare mezzo milione di case.
GRECIA: Atene avra’ dal Next Generation Eu poco più di 30 miliardi di euro: 17,8 in sussidi e 12,7 in prestiti. Nei giorni scorsi ha firmato con un accordo con la Banca europea per gli investimenti a cui affida la gestione di 5 miliardi di euro. Ma il piano che ha elaborato è stato già citato come modello anche da alcuni funzionari europei. La manovra, da 170 progetti, chiamata “Grecia 2.0”, dovrebbe fare crescere il Pil del 7% entro il 2026, creare 180 mila posti di lavoro e mobilitare 54 miliardi di investimenti privati. Il piano, di duemila pagine, poggia su quattro pilastri: transizione ecologica; digitalizzazione dell’economia; politiche sociali; e riforme settoriali. Al green sarà destinati 6 miliardi dei fondi europei. Il 57% dei finanziamenti sarà utilizzato per progetti di transizione verde e trasformazione digitale. Tra le misure previste vi sono la creazione di infrastrutture 5G, il miglioramento del collegamento delle isole greche alla rete elettrica continentale, la digitalizzazione dei servizi fiscali e la riqualificazione della forza lavoro.
PORTOGALLO: Il piano di Lisbona potrà contare su 13,9 miliardi di sussidi Ue e prevede 36 riforme e 77 investimenti in ambito sociale, clima e digitalizzazione.

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