ROMA – Nel giorno dell’Epifania, in un Italia in lockdown, arriva il nuovo testo del Recovery Plan che il ministro Roberto Gualtieri ed i tecnici del Mef hanno redatto in questi giorni in piena crisi tra le forze di maggioranza e con Matteo Renzi pronto a far saltare il Governo proprio se non si fosse messo mano al provvedimento che dovrà andare in Europa. Un provvedimento che nella sua prima estensione era stato giudicato “senza visione” dallo stesso leader di Italia Viva. Il piano che oggi arriva sul tavolo del premier Giuseppe Conte, porta con sé alcune modifiche richieste dagli stessi partiti ma sopratutto è stato rivisto il plafond dedicato alla Sanità che è passato da 9 a 18 miliardi ed inoltre sono state incrementate voci di spesa su imprese al femminile, Sud, giovani, istruzione e cultura.
La sensazione, in attesa di vedere il piano nella sua interezza e fuori dai “titoli” assegnati a vari capitoli di spesa, è di trovarsi ancora una volta difronte ad una somma di misure così come è stato per i Dpcm ma non difronte ad un piano che metta in relazione gli investimenti con i ritorni nel medio termine ma anche con incentivando una trasformazione virtuosa delle imprese per essere competitive sui mercati. Proprio Confindustria nei giorni scorsi aveva lanciato l’allarme dell’alto tasso di indebitamento delle aziende e della consequenziale obsolescenza di macchinari.
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