RUSSIA – La vicenda di Ksenia Karelina la 32enne russo-americana condannata a 12 anni di carcere, dal tribunale di Sverdlowask negli Urali, per aver fatto una donazione di poco più di 50 dollari in favore di una organizzazione ucraina a New York, mette in luce ancora una volta lo stato di regime da cui la Russia non è mai riuscita a scuotersi di dosso. Karelina dovrà scontare la pena in una colonia penale a regime generale come hanno riferito i suoi genitori che vivono in Russia. Lei, invece, vive da anni a Los Angeles e nel febbraio scorso era tornata in Russia per visitare la famiglia – a circa 1600 km da Mosca – e lì, secondo le prime ricostruzioni, è stata accusata dal servizio di sicurezza e arrestata. Inizialmente è stata trattenuta per 14 giorni dopo essere stata arrestata per “teppismo”. Trascorso questo primo periodo di detenzione, però, non è stata rilasciata perché l’accusa nel frattempo era diventata “alto tradimento”. La Russia usa arrestare cittadini stranieri per reati minori prima di accusarli di reati più gravi come tradimento o spionaggio.
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