TORINO – Il caso della pistola puntata alla tempia del medico del 118 intervenuto per una rianimazione a casa di una paziente anziana a Torino, ha suscitato ancora una volta le reazioni degli ambienti sanitari sulle condizioni in cui sono costretti ad operari. Ma riemerge anche la questione della poca attenzione dedicata dall’attuale servizio sanitario verso la Società Italiana Sistema 118 poco valorizzata rispetto al ruolo che svolge sul territorio nazionale. L’episodio accaduto al medico che ha prestato soccorso a Torino sotto la minaccia di una pistola impugnata dal figlio, mentre tentava di rianimare un’anziana di 83 anni. È accaduto in un alloggio al quarto piano delle case popolari di corso Grosseto, nella periferia nord della città. I soccorritori erano stati allertati per un malore. Una volta entrati in casa, hanno trovato l’anziana riversa sul divano. Ad accoglierli, però, non solo l’angoscia per una vita in bilico, ma anche le minacce verbali del figlio. Poi la minaccia con l’arma: mentre il medico era di spalle, concentrato sulla rianimazione, l’uomo ha estratto una pistola e gliel’ha puntata alla nuca.
Sono episodi sempre più frequenti – ha commentato il presidente del SIS 118, Mario Balzanelli – e dal 2017 chiediamo a gran voce al legislatore e ai vari governi che potenzi il Sistema di Emergenza Territoriale comprendendone il valore ‘salvavita’ perchè essenziale come modello di intervento. Al contrario indennità di rischio ambientale e biologico sono ancora lontani dal diventare dei diritti fondamentali per chi opera in situazioni simili. E accanto a questo – continua Balzanelli – c’è il pericolo di minacce e violenze perpetrate ai danni delle nostre unità di soccorso. Abbiamo chiesto da tempo ma senza risposte, di dotare il personale di body cam capaci di dialogare con la centrale mentre si sta operando un intervento e stabilire se c’è un aggressione in corso”.