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Turismo invernale: la rivolta della montagna al nuovo lockdown. I ministri Giorgetti e Garavaglia sollecitano interventi immediati

ROMA – Nel lockdown di Natale scorso era stata la campionessa di sci, Federica Brignone a metterci la faccia e ricordare “per noi non è una sciita ma la vita di una comunità”. Ora ad insorgere contro il provvedimento di proroga della chiusura degli impianti, arrivato 24 ore prima della riapertura di oggi 15 febbraio sono tutte le regioni delle località turistiche di montagna. Dalle categorie colpite: impianti, hotels, ristoratori, maestri di sci, esercizi per il noleggio, il coro unanime della condanna di un provvedimento di proroga arrivato allo scadere del blocco stabilito dalla’ultimo dispositivo firmato dal Ministro della Salute, Roberto Speranza su indicazione del Comitato Tecnico Scientifico. Fino al 5 marzo non si potrà riaprire e la tensione sale in vista anche delle vacanze di Pasqua.
A 48 ore dall’insediamento del nuovo esecutivo già la questione montagna rischia di diventare divisiva. Il leader della Lega Salvini ieri aveva sollecitato un intervento immediato dei ristori a cui si sono accodati i ministri Giorgetti e Garavaglia. E’ duro il commento del Governatore del Piemonte, Alberto Cirio sulle decisioni del Cts che solo il 4 febbraio scorso aveva stabilito che in zona gialla si sarebbe potuto sciare. Dichiarazioni che hanno fatto impegnare le varie categorie ad investire in una riapertura con spese che non rientreranno. Questa mattina, Maurizio Marrone, assessore agli Affari Legali della Regione Piemonte ha annunciato una riunione dell’Avvocatura regionale per verificare la possibilità di impugnare il provvedimento.
I contrasti, dicono in modo unanime i vari settori colpiti, saranno inevitabili se non ci sarà chiarezza nei provvedimenti fissando parametri chiari ed intellegibili da tutti.

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