TAIWAN – Il futuro di Taiwan resta nelle mani del suo popolo, che respinge il principio di un Paese, due sistemi. Questa la risposta dell’ufficio di presidenza di Taipei al presidente cinese Xi Jinping, che ha ribadito la volontà di riunificazione con Taiwan. Un’altra nota del Consiglio degli affari nazionali di Taiwan chiede a Pechino di abbandonare “i passi provocatori di intrusione, molestie e distruzione”.Si riferisce all’invio di 150 aerei da combattimento nello lo spazio aereo dell’isola da parte della Cina.
Ma la posizione espressa dal governo di Pechino non sembra intenzionata ad abbandonare l’idea della “riunificazione” con Taiwan. Xi Jinping lo ha affermato con forza parlando alle celebrazioni per i 110 anni della rivoluzione del 1911. Taiwan è “questione interna alla Cina e non sono ammesse interferenze esterne”, ha dichiarato. “Il secessionismo di Taiwan è il più grande ostacolo alla riunificazione nazionale. Ma chiunque voglia tradire e separare il Paese sarà giudicato dalla storia e non farà una bella fine”, ha aggiunto il presidente cinese. Le parole sulle “interferenze esterne” da parte del presidente cinese, tuttavia, sembrano ricalcare le stesse di quelle espresse durante la rivolta di Hong Kong. L’autoritarismo cinese appare sempre più fuori luogo in un contesto geopolitico ed economico profondamente mutato dove quelle definite “interferenze esterne” sono in realtà garanzie di un paese in presenza di democrazia.
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