ROMA – Il vino da tempo ha valicato i confini del vecchio mondo ma mai come ora sembra diventato l’emblema dell’internazionalità . Da una parte anche in Italia, l’antica Enotria e quindi la casa nativa del nettare di Bacco, conta fino a 50 nazionalità diverse nella coltivazione delle proprie vigne e dall’altra la neo arrivata nei gusti occidentali, la Cina, sta investendo in maniera convinta in tini e vigneti.
Mentre al cinema si rappresenta un drammatico giorno senza immigrati, la vendemmia tricolore sembra addirittura essere stata “salvata†da circa 30 mila lavoratori stranieri di 53 nazionalità diverse per quattro continenti (fonte Coldiretti). Un mix di lingue e culture che forse non aggiungerà molto alle etichette di casa nostra, ma certo la dice lunga su un prodotto che poi dalle nostre campagne prende vie che lo porta su altrettante e più numerose tavole. Come sempre i lavoratori stranieri si insediano a blocchi, per conoscenze comuni, e quindi nella zona del Prosecco ci sono soprattutto polacchi mentre nel Barolo prevalgono i macedoni, poi rumeni, maghrebini ed esteuropei. Insomma un Made in Italy del tutto particolare, ma non c’è molto da meravigliarsi se, ed è notizia di pochi giorni fa, il miglior vino frutto di un “taglio bordolese†e quindi decisamente legato alla tradizione francese, secondo la rivista Decanter è addirittura cinese, si tratta del “Jia Bei Lan 2009â€, della cantina He Lan Quing Xue che lo produce nella regione di Ningxia. L’estremo oriente non è più quindi solo terra di esportazione per i nostri produttori vinicoli, che devono cominciare a ragionare sulle produzioni locali anche di un altro sub-continente come quello indiano, ma anche punto di partenza di espansioni su milioni di ettari di terreno e su eccellenze di fama internazionale. Da una parte infatti la Cina ha acquistato enormi aree a scopo agricolo intensivo nel continente africano e non solo, e dall’altra imprenditori legati al vino hanno acquistato vigneti prestigiosi come lo Château Laulan Ducos, acquistato dall’imprenditore Richard Shen Donjun che a quanto pare ne destinerà la produzione al mercato del proprio paese. Per concludere il giro del mondo del vino la decisione di un grande della Francia, il Barone di Rotschild, di piantare Cabernet Sauvignon e Syrah in una grande area di proprietà acquistata appunto in Cina. D’altronde non c’è da spaventarsi, da alimento tradizionalmente mediterraneo il vino è sempre stato abituato a viaggiare e a dialogare con popoli diversi.
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